L'Icona

 

gioielli etiopi

 

L’arrivo del cristianesimo in Etiopia nel IV secolo segna l’inizio di una tradizione di pittura sacra che ancora oggi è viva in diverse forme quella tradizionale e quella moderna. Negli ultimi dieci secoli gli artisti etiopici hanno dato vita ad un corpus stupefacente di codici miniati, di chiese dipinte e di icone: le loro opere meritano un posto speciale nella storia dell’arte (S. Chojnacki). Questo arrivo della cristianità  ha salvaguardato e tenuto in vita questa parte del patrimonio artistico del paese. Fino a poco tempo fa’ non si conosceva l’esistenza di una pittura iconografica etiopica. Alcuni scritti narrano che autori greco bizantini arrivarono già prima del 1400 e in quella data poi alcuni iconografi italiani, in particolare veneziani, diedero un aiuto al diffondersi di quest’arte.  Dal XV sec. con l’Imperatore Zara Yacob crebbe la produzione di icone grazie al suo volere di divulgazione della venerazione della vergine Maria. La qualità pittorica e la manifattura dei primi autori è progredita in maniera notevole, e tutte le tecniche da loro adottate sono rimaste inalterate fino al XX secolo. I colori spesso erano di origine naturale composti da pigmenti minerali e vegetali, le tavole su base lignea di ulivo venivano scavate all’interno in modo da lasciare una cornice ai bordi che impediva alle superfici pittoriche di deteriorarsi. Diversi furono gli stili , nel XV secolo “lo stile dei volti lunari”, nel XVII secolo” primo stile di Gondar”, ed in tutti gli altri secoli erano presenti marcate variazioni nei colori nelle forme e negli stili pittorici. I soggetti spesso rappresentano figure mariane e S. Giorgio nell’atto di uccidere il drago ( inteso dagli etiopi come invasore musulmano) e figure di santi locali o di particolari avvenimenti biblici. Dall’inizio della pittura su tavola in poi, le chiese ricevettero in dono icone di commissione privata con le quali i fedeli ambivano assicurarsi la salvezza dell’anima.


Ecco alcuni esempi delle nostre ricerche iconografiche: