La storia

Parlare della storia etiopica è come intraprendere un viaggio lunghissimo in quanto si parte dai primordi della specie con Lucy, per gli etiopi “Denqenash” ovvero sei meravigliosa, e si passa attraverso un giacimento culturale ed antropologico immenso. In un passato folto di personaggi mitici, colossali e romanzeschi. S’incontrano caratteri biblici, guerrieri, imperatori, preti, esploratori, eroi, popoli affamati, politici avidi, scrittori geniali, artisti unici nell’ambito africano, condottieri, poveri uomini. Una bellezza senza tempo, aggraziata ed arcaica insieme.


L’Etiopia ha enormi potenzialità, importanti risorse, una cultura profonda, una storia molto più antica della gran parte delle nazioni europee.


La Ityop’iya dal greco aith’ops, la terra degli uomini dal volto bruciato, o Repubblica Federale d’Etiopia, è il più antico stato africano.


Le popolazioni di lingua semitica in Etiopia ed Eritrea risalgono almeno al II millennio A.C. La tradizione etiopica dice che la monarchia avrebbe origini bibliche, con la visita della Regina di Saba al re Salomone da cui nacque Menelik capostipite degli imperatori etiopici, che visitando il padre da adulto, conobbe i rappresentanti delle dodici tribù. Volendo fondare ad Aksum una seconda Sion, trafugò l’Arca dell’Alleanza e portò con sé nella fuga un esponente di ogni tribù. Così il regno di Axum (fra il IV e il I sec. A.C.) citato ed equiparato alle più grandi potenze dell’epoca, Roma, Cina e Persia dal profeta Mani; era centro di cultura e commerci. Nella prima metà del  300 un siriaco e cristiano di nome Frumenzio, convertì il re Ezana divenendo anche il primo vescovo d’Etiopia. Fu così che il titolo di matrice axumita Negus Neghesti, re dei re venne trasmesso fino al XX secolo, facendone un’incredibile particolarità,uno stato copto all’interno dell’africa. Nel IV sec. D.C. il dominio axumita comprendeva Etiopia, Eritrea, Egitto meridionale, Sudan settentrionale, Gibuti, Somalia occidentale e, andando addirittura oltremare con lo Yemen. Confinava quindi con l’Impero romano che possedeva l’Egitto settentrionale e per questo un ambasciatore dell’impero bizantino di Giustiniano rimase sbigottito dalla grandezza di questi possedimenti. Questo messaggero  lasciò in eredità il calendario appunto “Giuliano”.

 

 

Dopo una controffensiva siriana nel IV sec. il regno cominciò il declino e si ruppe in principati autonomi. Il rapporto comunque fra il regno di Axum e l’Islam non fu dei peggiori anche quando gli eserciti musulmani entrarono in Egitto e Medio Oriente. Molti musulmani si rifugiarono in Etiopia, fra cui una delle mogli di Maometto che ordinò ai suoi fedeli di non combattere con il popolo abissino. Ma nel VII sec. dei califfi arabi inflissero un primo grande colpo all’impero attaccandolo sulla costa. Infine intorno all’anno 1000 a seguito dell’invasione della regina pagana Giuditta, Aksum cadde in rovina e venne abbandonata.


Nel 1140 fu il tempo della dinastia dei Zagwè che stabilirono la capitale a Roha, l’antica Lalibela. Lalibela prese il nome dall’omonimo rè. Dice la leggenda che subito dopo la nascita al re si rivelò il suo destino mistico. Si narra che un giorno la madre lo trovò disteso felicemente nella culla, circondato da uno sciame d’api. Nelle antiche leggende etiopiche gli animali preannunciavano l’avvento di personaggi importanti, per cui la madre decise di chiamare il figlio Lalibela, che significa “le api riconoscono la sua sovranità”. Il famoso re decise infatti di creare una nuova Gerusalemme e fece scavare e scolpire nella rocce delle incredibili chiese monolitiche. Anche qui molte altre leggende si fusero fino all’ultima grazie alla quale intervennero gli angeli per aiutare la realizzazione delle chiese, e vedendole comunque è difficile capire come al tempo potessero essere state realizzate. Chi ride di questo dovrà al fine tacere alla visione delle famose chiese, sostenute dalla roccia nella quale sono scavate, queste alte e solenni costruzioni sembrano di sovrumana fattura per dimensioni, maestria e concetto.


Nel XVI sec. i portoghesi scoprirono il paese alla ricerca del leggendario Prete Gianni, un mix di elementi veri e di leggende, colui che avrebbe potuto aiutare i cristiani d’occidente a sconfiggere i miscredenti. Così nel 1490 l’esploratore Pero da Covilha arrivò in Etiopia con una missiva da consegnare al mitico Prete Gianni. Il Negus di conseguenza nel 1507 con un messaggio al re di Portogallo chiese un aiuto nello scontro con i musulmani. Infatti Francisco Alvares nel 1520 giunse con una flotta nel Mar Rosso e scrisse un’importante testimonianza dell’Impero al tempo. Ben presto pressata da tutte le parti dall’Islam e con una posizione geografica così delicata ma così importante, provocò uno scontro col sultanato di Adal, che pur sotto il dominio dell’Impero si rifiutava di pagare i tributi annuali al Negus. L’esercito di Ahmad idn Ibrihim al-Ghazi detto il “mancino” formato da somali e dancali e per la prima volta armato con armi da fuoco provenienti dalla Turchia mise in grosse difficoltà l’Impero, che resistesse e vinse solo grazie all’intervento di una flotta e di una compagine portoghese. In quel periodo gli altopiani vennero attaccati anche da sud dal popolo cuscitico Oromo, nello Scioa fino al Tigray, ecco perché ci sarebbe ancora acredine fra Somalia e l’attuale Etiopia.


Nel 1632 il re Fasiladas provò a riunire il paese ponendo come capitale religiosa e culturale Gondar, che il re riempì di castelli e di chiese. Lo scontro con la propaganda del clero fece chiudere il paese a tutti gli europei ed ai musulmani.
Nel 1864 il Negus Teodoro II, che voleva far uscire dall’isolamento il suo paese, non vedendo arrivare gli aiuti richiesti dalla regina Vittoria, mise in catene i circa 70 europei che vivevano ancora in Etiopia. La controffensiva fu tremenda e gli inglesi attaccarono il paese e fecero ingresso a Magdala la capitale dell’epoca. Teodoro si suicidò con una pistola regalata dalla regina Vittoria stessa. L’esercito inglese saccheggiò la città portando con sé 200 muli e 15 elefanti carichi di tutti i tesori dell’Impero al tempo; 600 manoscritti con racchiusi tutti i segreti della fede e delle tradizioni abissine, il Kebra Neghest della cattedrale di Axum e l’icona del Kwerata Reesu’ raffigurante il Cristo con la corona di spine famosa per aver sempre accompagnato i Negus nelle loro battaglie.


Nel periodo compreso tra il 1889 e il 1913, il negus Scioano Menelik II divenne re d’Etiopia, Negus Neghesti. Stabilì la capitale ad Addis Abeba(Nuovo Fiore).
Grazie all’amicizia con l’ingegnere svizzero Alfred Ilg apportò molti ammodernamenti allo stato, come la ferrovia per Gibuti, le banche, uffici postali, ospedali, scuole, armi molto moderne e l’importazione delle prime biciclette e automobili.
Prima però nel 1885 il colonnello Tancredi Saletta sbarcò a Massawa col suo esercito formato da 807 uomini ma con poca fortuna, vennero imprigionati in molti dal ras Alula, così come vennero sterminati in un’imboscata 500 militari italiani a Dogali. Da questo prende il nome la piazza di fronte alla stazione Termini di Roma.
Nel 1889 appunto, appena salito al trono, Menelik II firmò il trattato di Uccialli, che il re scoprì solo in seguito essere un’ammissione al protettorato italiano, che rifiutò. Nel 1 gennaio 1890 l’Italia dichiarò Colonia l’Eritrea. Chiaro era l’intento all’attacco abissino. Nel 1895 altro duro colpo fu inflitto da ras Makonnen (padre del futuro re Haile Selassie) che sull’amba Alagi uccise 2000 uomini al comando del maggiore Toselli. Infine l’epica battaglia di Adwa. I primo marzo del 1896 le forze italiane agli ordini del tenente generale Oreste Baratieri vennero sconfitte in un sol giorno.

L’inadeguatezza dei mezzi e gli errori strategici furono monito per poi bloccare per molti anni le mire coloniali italiane. In questa battaglia perse la vita Luigi Bocconi figlio del fondatore dell’Università Commerciale di Milano, chiamata così in suo ricordo. Questa battaglia restò per sempre un esempio per la riscossa dei popoli africani.


Nel 1917 ras Tafari Makonnen con l’appoggio europeo divenne re con il nome di Haile Selassie I. Ma nel 1929 Mussolini che aspirava ad avere colonie come la Gran Bretagna e la Francia, e approfittando  della vicinanza dell’annessa eritrea e somalia, cominciò a programmare l’attacco. Nel ’34 usando come scusa l’attacco al consolato a Gondar e la scorribanda di gente armata in eritrea, l’Italia dichiarò guerra all’Etiopia.


Nel 1935 l’Italia invase l’Etiopia e Haile Selassie fuggì in esilio. Nacque l’Africa Orientale Italiana.
Nel ’40 gli italiani conquistarono la Somalia italiana, e l’anno seguente le truppe inglesi si concentrarono in Kenia per attaccare la Somalia stessa mentre nel contempo dal Sudan pressavano per l’Eritrea. Ben presto dalla Somalia arrivarono ad Addis Abeba e gli italiani resistettero a Gondar, a Gimma, nella regione dei laghi e sull’Amba Alagi. In breve tempo anche le eroiche resistenze caddero e gli inglesi vinsero. Nel 1941 Haile Selassie ritornò al potere.


Nel 1962 venne riannessa l’Eritrea, molto importante per il Negus come sbocco al mare. Ma già nel 1981 il sentimento indipendentista dell’Eritrea con il movimento Fple (Fronte Popolare per la liberazione dell’Eritrea) creò parecchi problemi che sfociarono in una sanguinosa e terribile guerra che la liberò definitivamente nel 1993, tramite referendum.


Nel 1974, ormai anziano, venne deposto quello che rimane l’ultimo Re d’Etiopia e iniziò un regime di tipo socialista prima con Teferi Benti e poi con Haile Mariam Menghistu (1977). Quest’ultimo era molto legato all’allora URSS e Cuba e continuò il conflitto con l’Eritrea, la Somalia e l’Ogaden.


Nel 1987 venne stilata una Costituzione che fece dell’Etiopia una Repubblica popolare e democratica.
Il paese stremato da rivolte, siccità, carestie su vasta scala fece sì che Menghistu due anni dopo aver firmato un trattato di pace con la Somalia, cadde e venne deposto dallo EPRDF, una coalizione di forze ribelli.


Melles Zenawi venne eletto presidente e nel 1994 l’Etiopia divenne uno stato federale con nove regioni divise su basi etniche. Il Presidente Zenawi, nel 1995 vinte le prime elezioni pluraliste divenne Primo Ministro.