I popoli dell'Etiopia, da Nord a Sud

POPOLI IN ETIOPIA

Nella maggior parte del Rift, vive da migliaia di anni un complesso campione di tribù di razza bantu, camita, nilotica e nilo-camita. Di questi popoli alcuni sono dediti alla caccia, altri all’ agricoltura; molti sono pastori semi-nomadi, che vivono di allevamento di capre e bovini. Un popolo conosciutissimo, che errano lungo il Rift ancora oggi, è quello dei Masai, i pastori guerrieri più conosciuti al mondo esterno. Lungo la valle dell’Omo, invece, si concentrano alcuni dei gruppi etnici più affascinanti dell’intero continente, in un incredibile miscuglio di genti nilotiche, bantù e camite-cuscite.

 Si tratta di un numero elevato di piccole popolazioni animiste tra le quali:

 

  • SURMA

La popolazione dei Surma, che abita ora l’Etiopia, giunge in realtà dalle pianure sudanesi, ed è composta da pastori, agricoltori e spesso temuti razziatori di bestiame; si sono insediati su queste colline, lontano da strade o piste segnate sulle mappe, ed i loro villaggi sono per la maggior parte raggiungibili solamente a piedi. Insieme ai Mursi, fanno parte del gruppo di etnie in cui le donne sposate portano, nel labbro inferiore o superiore forato, il piattello labiale di terracotta, spesso di dimensioni notevoli, trapezoidale o tondo.

Gli uomini sono completamente nudi o portano una coperta o un tessuto colorato annodato su una spalla a mo’ di tunica.

Sino a due anni fa i Surma, come i Mursi, non indossavano alcun vestito: il governo etiope ha imposto loro di coprire il corpo nudo e, anche se a malincuore, hanno acconsentito, vestendosi con stoffe o coperte nei colori viola o rosso che lasciano scoperta una parte del torace.

Amano dipingersi il corpo, che per loro è una vera e propria arte, con maestria e raffinatezza invidiabili, utilizzando l’argilla che spalmano reciprocamente sui corpi realizzando disegni geometrici, righe e motivi decorativi tra i più fantasiosi.

                                 

  • MURSI

I Mursi sono un gruppo etnico dell’Etiopia, localizzato nella zona del Debub Omo, nella Regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud. Secondo il censimento del 2007 i Mursi costituiscono una comunità di circa 7 500 persone.

La lingua parlata dai Mursi appartiene alla famiglia delle lingue surmiche. Semi nomadi, sono uno degli ultimi popoli d’Africa in cui le donne portano ancora ornamenti labiali e auricolari in forma di dischi piatti, da cui il loro soprannome di “femmes à plateau” (donne piattello).

Questa popolazione è composta da pastori nomadi. Si spostano alla ricerca di pascoli e acqua per il loro bestiame. Si dedicano anche all’ agricoltura del sorgo e del mais. Sono un popolo abbstanza riservato, e per questo preferiscono mantenere le distanze con le altre tribù. Stabiliscono i loro villaggi presso corsi d’acqua dove coltivano la terra. I loro piccoli villaggi consistono in una ventina di capanne di piccola taglia (meno di 1,20 m di altezza), costruite su un telaio d’acacia e coperte di paglia. Cambiano regolarmente ubicazione per sfuggire agli attacchi della mosca tsé-tsé, delle zecche, delle sanguisughe e degli anofeli. In questi rifugi rudimentali, stretti gli uni contro gli altri, dormono in un’assenza totale di comfort con soltanto una pelle di mucca stesa al suolo.

 Molte donne Mursi, come quasi tutte le donne appartenenti alle diverse tribù della Bassa Valle dell’Omo, ed anche gli uomini, praticano la scarificazione del corpo per apparire più attraenti: consiste nel taglio sottopelle ed è una pratica dolorosa e non priva di rischi, viste le condizioni igieniche non molto all’ avanguardia. Sempre le donne di questa etnia amano adornarsi il capo ed il viso con acconciature stravaganti, zanne di facocero o di altri animali uccisi, gusci di lumache, zucche, piume, bacche colorate, conchiglie di fiume, monili di metallo intrecciati con pelli di animali.

 

  • AFAR

Gli Afar sono un gruppo etnico nomade, che risiede principalmente nel deserto della Dancalia, in Etiopia. Riguardo alle loro caratteristiche fisiche, sono molto snelli e con lineamenti molto fini, caratterizzati da una pelle scura e rossastra, capelli lanosi, ricci e ondulati, di statura elevata, naso stretto e assenza di prognatismo e di eversione delle labbra.

La loro economia si basa sull’allevamento dei cammelli e sulla vendita del sale, ricavato dal suolo e dovuto all’ evaporazione degli antichi laghi costieri salati. Le loro abitazioni, chiamate Daboitas, vengono costruite a seconda della disponibilità del materiale a loro disposizione, dato che sono un popolo in continuo spostamento. In genere si tratta di piccole capanne rivestite da un’armatura di rami e ricoperte di stuoie, a forma di cupola emisferica. È possibile a volte trovare le loro abitazioni intorno a caverne naturali, mentre lungo le coste si costruiscono ricoveri di forma cilindrica, ricoperti da pelle di bue.

Sono di religione islamica, alla quale durante il X secolo, vennero convertiti sotto le pressioni dei mercanti arabi.

 

  • KARO

Nelle grandi pianure del sud si incontrano i Karo, individui atletici e statuari maestri nella pittura del corpo, nelle scarificazioni rituali e nella produzione di oggetti da materiali riciclati.

Sono una piccola tribù del sud dell’Etiopia che vive suddivisa in clan in prossimità delle rive del fiume Omo. Nonostante il calore che questa terra emana, grazie alla presenza di questo importante fiume, la popolazione può ora godere di un’aria di pace, dopo le continue lotte con i vicini e storici nemici Nyangatom.

Vivono in piccoli insediamenti, spesso protetti da muri in pietra che hanno lo scopo di difendere il villaggio e proteggere il bestiame. All’interno dei villaggi si trovano delle interessanti sculture in legno. Questi villaggi presentano le loro abitazioni disposte al centro e protette da recinti perimetrali in legno.

I villaggi Karo sono protetti lungo tutto il perimetro da recinti in legno. Al centro vi sono le capanne e piccole palafitte che contengono i loro raccolti e prodotti, oltre agli allevamenti di galline e polli che vi trovano rifugio la notte per sfuggire ai predatori.

 Gli uomini sono molto abili a decorare il corpo e il viso con una mistura di gesso bianco. A dimostrazione del coraggio per aver ucciso animali e nemici, gli uomini Karo per ogni esemplare ucciso decorano il proprio corpo facendo delle scarificazioni sulla pelle.

I Karo si dipingono il corpo ed il volto (spesso cercando di imitare il piumaggio delle galline faraone) con calce bianca, argilla, polvere di ferro, cenere di carbone o legno. Le loro danze celebrano il raccolto, i riti di iniziazione dei giovani, i matrimoni (è diffusa la poligamia): sono molto sensuali, nei loro movimenti avvolgenti i fianchi ed il ventre si attraggono e si respingono in un’esplosione festosa e vitale.

Le donne si adornano con fiori, piume, perline, bracciali di semplice fattura, trafiggendosi il mento con un chiodo o un bastoncino di legno.

Purtroppo, è un popolo che sta lentamente scomparendo, soltanto poche centinaia sopravvivono in alcuni desolati villaggi sulle sponde del fiume.

 

  • KONSO

La regione a sud di Konso e Yabello è abitata dal popolo Konso. Ad eccezione del commercio del sale e conchiglie di ciprea con il con il popolo confinante di Ciprea, fino ad oggi i Konso non hanno mai avuto alcun contatto con l’esterno. La loro è una società pagana, sopra le tobe dei morti erigono spaventosi totem, stracolmi si simboli fallici e hanno un culto particolare che si fonda sull’allevamento e venerazione dei serpenti. Inoltre, la loro società è strutturata in base al sistema dell’età.

La loro economia è basata sul un’agricoltura altamente specializzata, che, attraverso il terrazzamento sostenuto da contrafforti di pietra, consente a questo popolo di ricavare il proprio sostentamento dalle non troppo fertili colline e vallate che li circondano.

Le barriere di pietra utilizzate nelle vaste e complicate terrazze, sono imitate nelle cinte di mura che circondano gran parte dei villaggi Konso, per proteggere i campi più bassi dalle inondazioni e dagli animali predatori.

 Le loro abitazioni sono piccole ma deliziose, di pietra o di legno, data la loro esperta conoscenza di tutti i tipi di legname. Dentro ogni casa c’è un breve tunnel di legno che costringe i visitatori a entrare carponi, permettendo al padrone di casa di decidere se si tratta di un ospite o di un nemico.

Gli uomini costruiscono le case, filano, tessono e procurano legno e avorio. Le donne invece sono addette al giardino e, incredibilmente, alla costruzione delle cinte murarie.

L’industriosità dei Konso è regolata da un’etica cooperativa, che consente ai coltivatori di contare sul lavoro della comunità del proprio villaggio e dei villaggi circostanti per costruire terrazze, seminare e fare il raccolto. La tessitura, anche questa un’attività della comunità, è molto produttiva e le spesse coperte di cotone (bulukos) per le quali la regione è nota, sono apprezzate in tutta l’Etiopia.

Non tutta la vita dei Konso è dominata dal lavoro, infatti durante la sera è il momento del relax dove ragazzi e ragazze ballano al suono di un ipnotico ritmo musicale ripetitivo.

Grazie alla strada abbastanza frequentata che attraversa Konso, la popolazione non è più così isolata. Un segnale di integrazione dei Konso è vederli occasionalmente arare i campi con i buoi, come fa in altre parti dell’Etiopia.

 

  • DORZE

I Dorze sono uno dei tanti piccoli segmenti del grande gruppo di lingua Omotica dell’Etiopia meridionale. Un tempo guerrieri, oggi si dedicano all’ agricoltura e alla tessitura. 

 

La loro fama nella fabbricazione dei tessuti infatti è fenomenale.

Tutte le case di bambù dei Dorze hanno il loro piccolo giardino, circondato da enset, orticelli di cavoli, spezie e tabacco (i Dorze sono fumatori incalliti.) La casa classica è un edificio alto, fino a 12 metri a volte, a forma di alveare, con un’aristocratica entrata dove si ricevono gli ospiti.

Gli uomini sono abili agricoltori e tessitori. I prodotti da loro fabbricati sono tra i più apprezzati dell’intera Etiopia. Usano un metodo di tessitura molto strano, utilizzando il telaio mediante le dita dei piedi, che muovono dall’alto verso il basso, in modo preciso e veloce.

Le donne invece filano solamente il cotone e si occupano anch’esse dei lavori nei campi.

Le loro abitazioni vengono delimitate da una recinzione fatta di bambù ea all’interno delle capanne i letti sono rialzati, rispetto al terreno, di circa un metro e mezzo, in modo da sfruttare al massimo lo spazio sottostante. Gli animali vengono tenuti in una stalla e con la loro presenza riscaldano l’ambiente.

Per quanto riguarda la vita quotidiana, un’attività per loro importante è la danza, e la musica in generale. Gli abitanti amano usare gli strumenti musicali tra cui tamburi e chitarrine, attraverso i quali suonano canzoni dedicate a danze tradizionali che rappresentano scene di caccia o di battaglia.

Indossano pelli di leopardo, pennacchi di crine di cavallo posti sulla testa e sono provvisti di lance e scudi di pelle d’ippopotamo.

 

  • GURAGE

I Gurage sono un gruppo etnolinguistico della regione fertile situata a sud e ovest di Addis Abeba. I gruppi che appartengono al termine Gurage sono originari della regione del Tigray in Etiopia come discendenti dei conquistatori militari durante l'impero axumita.

I membri di questo popolo sono principalmente cristiani, in gran parte della chiesa ortodossa etiopica di Tewahedo, ma c’ è anche una minoranza musulmana.

Sono abili agricoltori e infatti le loro vite sono concentrate sulla coltivazione del loro raccolto, tra cui il “falso banano”, apprezzato non per il suo “falso” frutto, ma per le sue radici.

Per quanto riguarda la politica i Gurage non hanno un potere centralizzato, mentre per la religione il sistema è altamente centralizzato, con funzionari rituali che autorizzano la l’autorità degli anziani. Uno degli aspetti più interessanti di questa asimmetria politico-religiosa è il ruolo integrante nel sistema assegnato alla Fuga, i rappresentanti locali di quelli che si ritiene siano i resti dei primi abitanti del Corno d'Africa. Questo gruppo di artigiani e cacciatori di bassa casta sono anche specialisti rituali i cui poteri sono entrambi temuti e ritenuti essenziali in tutte le principali funzioni religiose di Gurage.

 

  • SOMALI

Diversi milioni di somali vivono sparsi in otto paesi nella parte nord-orientale dell'Africa, comunemente chiamato il "Corno d'Africa" ​​e in Medio Oriente. Sono uno dei gruppi di persone più omogenee nel continente africano. Oltre due milioni vivono in Etiopia, dove sono conosciuti come Somali occidentali. Il loro nome deriva dalle parole "così maal", che letteralmente significa "Vai a mungere una bestia per te!" Per i somali, questa è in realtà una dura espressione di ospitalità.

Sono di religione musulmana e infatti si convertirono all'Islam intorno al 1550, sotto l'influenza dei commercianti arabi che si erano stabiliti lungo la costa dell'attuale Somalia. Nel 1650 si erano trasferiti in Etiopia.

Una famiglia tipica possiede un gregge di pecore o di capre e pochi cammelli pesanti. Alcuni possono anche possedere una mandria di cammelli di mungitura. Più cammelli ha un uomo, maggiore è il suo prestigio.

I somali si considerano guerrieri. Gli uomini spesso lasciano le donne a capo delle mandrie, in modo che possano allenarsi per diventare combattenti più efficaci. Sono persone molto individualiste, fortemente divise da clan. I combattimenti si verificano spesso tra i clan, causando molte morti.  Ci sono quattro principali gruppi di clan somali. I due più grandi sono il Somaal e il Sab. I Somaal sono principalmente pastori nomadi. I Sab di solito si stabiliscono in comunità e vivono come contadini o artigiani. La loro dieta include latte, carne e frutti selvatici, mais, fagioli, riso, uova, pollame, banane, datteri, manghi e tè.

 

  • AMHARA

Gli Amhara sono un popolo degli altipiani centrali etiopici e uno dei 2 maggiori gruppi etnolinguistici in Etiopia (l’altro gruppo è l’Oromo. Parlano l’amarico, una lingua afroasiatica.

Sono un popolo fiero della propria indipendenza, molto ospitale ma con una riservatezza a cui tiene molto.

L'Amhara ha dominato a lungo la storia del loro paese; L'amarico era la lingua ufficiale dell'Etiopia fino agli anni '90 e rimane importante. Come discendenti di un movimento verso sud di antichi conquistatori semitici che si mescolavano con popoli indigeni Cushitic, essi abitano gran parte delle parti centrali e occidentali dell'odierno Etiopia.

Gli Amhara sono principalmente agricoltori, producendo mais, grano, orzo, sorgo e teff, un’erba di cereali che viene coltivata per il suo grano ed è un alimento base della regione.

Il padre della famiglia di solito fa la maggior parte dell'agricoltura mentre la moglie lavora in casa facendo cibo e prendendosi cura dei bambini. Il figlio maggiore a volte aiuta il padre con l'agricoltura o viene messo a capo delle pecore se è un figlio unico.

Dai primi incontri con il popolo ebraico, molti Habeshan adottarono la prima forma di proto-giudaico. Sebbene la classe alta e dominante continuò a praticare la religione pagana egiziana finché la regina Makda di Saba fu convertita dal re Salomone all'ebraismo. Il cristianesimo arrivò all'Amhara attraverso i missionari copti. L'Amhara e gli altri Habeshan furono i primi convertiti all'Islam africani dopo aver protetto i seguaci di Maometto dai loro nemici alla Mecca.

Tradizionalmente, la struttura sociale di Amhara era dominata da forti legami personalizzati tra clienti e clienti, superiori e inferiori. In generale, l’importanza di un uomo era direttamente proporzionale alla quantità di terra che possedeva. Un uomo di ricchezza che non possedeva terra, come un mercante, aveva poca influenza.

Le case degli Amhara consistono in una parete circolare di sottili paletti piantati nel terreno con croci di legno alle quali vengono legati e poi ricoperti da una mistura di fango, letame e paglia ricavata dal teff. Una volta seccata assicura una barriera impermeabile per anni. Sulle montagne, invece, le case sono solitamente costruite in pietra.

Caratteristica di questo popolo è il grande senso di aiuto e lo spirito di collaborazione nell’aiutare i propri fratelli.

 

  • TIGRAY

I Tigray sono un gruppo etnolinguistico che vive principalmente negli altopiani eritrei e nella regione settentrionale del Tigray in Etiopia. Parlano la lingua Tigrinya, che appartiene alla famiglia afroasiatica. La loro religione è il cristianesimo ortodosso, in particolare sono seguaci della chiesa ortodossa etiopica di Tewahedo. I loro centri urbani popolati prevalemente si trovano nella regione del Tigray nelle città di Mek’ele, Adwa, Axum, Adigrat, Shire e anche la capitale Addis Abeba.

Le vite del Tigray sono molto simili agli Highland Amharas. Sono principalmente agricoltori e pastori. Sui ripidi pendii utilizzano un sistema di irrigazione e terrazzamento, ma siccome la legna da ardere è scarsa i contadini, invece di concimare il terreno, utilizzano il letame per fare il fuoco in cucina. Sono anche allevatori di bestiame, pecore e di capre, e ne lavorano le pelli e la lana ricavandone coperte, abiti e articoli di cuoio.

Le case dei Tigray sono generalmente di pietra e a pianta quadrata, mentre alcune sono tonde col tetto piatto di legno, ricoperto da zolle di terra e ampie grondaie sporgenti. L’interno consiste in un’unica grande stanza, con una colonna centrale e il focolare incavato nel pavimento.

Nei tempi antichi c'erano numerose grandi comunità urbane nella regione del Tigray che fiorirono e crearono molta arte cristiana durante il Medioevo.

Dai primi incontri con il popolo ebraico, molti Habeshan adottarono la prima forma di proto-giudaico. Sebbene la classe alta e dominante continuò a praticare la religione pagana egiziana fino a quando la regina Makda di Saba fu convertita dal re Salomone all'ebraismo. Il cristianesimo arrivò al Tigray attraverso i missionari copti.

All'inizio del XXI secolo il Tigray rappresentava circa la metà della popolazione di Eritrea e meno di un decimo della popolazione dell'Etiopia.

A 256 km da Debark, dal Tigray lungo la strada maestra, si trova la principale attrazzione della Via Storica: Axum. Una piccola e modesta cittadina circondata da aride colline, la moderna Axum non rende l’idea della maestosità e dello splendore del suo glorioso passato. Ma guardandola con attenzione si possono notare le rovine mezze bruciate di templi, fortezze, e palazzi che ne fanno la località storica più importante del paese.

Le Steli di Axum, uno dei monumenti più importanti della città di Axum.

 

  • SIDAMA

Il popolo Sidama che abita questa regione copre un ruolo di primaria importanza nell’esportazione del caffè Sidamo dall’Etiopia, è infatti considerato il popolo delle etnie del caffè. Il Sidamo, coltivato a circa 2.000 mt. di altitudine, è il più pregiato e il più raro tra i caffè arabica di questa terra.

È un caffè con un profumo molto intenso, un ottimo corpo e netti sentori di speziato con accenni di rhum, cioccolato e frutta tropicale. È uno dei rarissimi caffè in cui l’acidità è quasi del tutto assente. Il suo aroma sferzante lo fa apprezzare al mattino, per ricaricarsi.

Sidama è inoltre la tribù più numerosa del Sud dell'Etiopia, cui corrisponde una divisione amministrativa nella Regione delle Nazioni, Nazionalità e Popoli del Sud.

Questo popolo è conosciuto anche per le bellissime case a forma di alveare. Il bambù è utilizzato per la struttura, che viene ricoperta da erba e foglie di enset all’avvinarsi della stagione delle piogge. Un piccolo portico frontale ripara l’ingresso dal sole. All’interno, la famiglia occupa la parte destra della casa e i vitelli la sinistra. L’arredamento è molto semplice, in genere letti e sgabelli di legno. Accanto alla capanna, un recinto di bambù o di euforbia delimita l’area destinata all’orto.

Gli uomini costruiscono le capanne e si occupano degli orti con l’aiuto delle mogli, mentre alle donne spettano i mercati, i lavori domestici e la cucina.

 

  • ANUAK

Gli indigeni Anuak sono principalmente un popolo di pescatori, e le piantagioni che coltivano, come il sorgo, non raggiungono la loro piena potenzialità a causa dei metodi di coltivazione troppo semplici che vengono impiegati.

I villaggi veri e propri sono molto pochi, gli Anuak preferiscono riunirsi in gruppi familiari di non più di 5 o 6 capanne, magari intorno a un boschetto di alberi di mango. Le capanne utilizzate solo per dormire, hanno pavimenti di fango levigato e compatto, porte d’ingresso molto basse, pareti interne decorate da incisioni raffiguranti animali e simboli magici, e tetti di paglia a più strati, per una maggiore resistenza ai violenti acquazzoni tropicali e al sole cocente.

Durante le ore del giorno, quasi tutti i membri della famiglia si dedicano ad attività all’aria aperta, pescano, si occupano dei campi o semplicemente oziano all’ombra degli alberi di mango, fumando lunghe pipe di tabacco aromatico.

Le donne, nude fino alla vita, indossano elaborate collane di perline e pesanti bracciali d’osso e d’avorio sopra il gomito, con i capelli a volte raccolti in stretti crocchi, altre rasati.

Inoltre, sia uomini che donne hanno un ‘altra usanza estetica, comune fra tutti i popoli del Nilo etiopi e sudanesi: quella di farsi togliere i 6 denti frontali della mascella inferiore, a 12 anni. Questa pratica si pensa sia stata originariamente adottata contro gli effetti del tetano.

Riguardo all’istruzione dei giovani si questo popolo, solo negli ultimi anni ’70, le scuole istituite dal governo hanno cominciato a raggiungere i bambini di questa zona.

Nella località in cui questo popolo vive, il Baro diventa uno splendido fiume, ricco di uccelli selvatici (oche, martin pescatore, pellicani…) e impreziosito dal verde circostanti.

C’è pesce in abbondanza, sia nel fiume stesso che nei laghetti e piccoli specchi d’ acqua che la piena va a formare.

 

  • DINKA (provenienti dal Sud Sudan)

Il popolo Dinka vive nella savana che circonda le paludi centrali del bacino del Nilo, principalmente nel Sud Sudan. Parlano una lingua nilotica classificata all’interno del ramo del Sudan Orientale e sono strettamente imparentati con i Nuer.

I Dinka formano molti gruppi indipendenti che vanno da 1.000 a 30.000 componenti. Questi gruppi sono organizzati su base regionale, linguistica e culturale in gruppi, i più noti sono Agar, Aliab, Bor, Rek, Twic (Tuic, Twi) e Malual.

 I Dinka sono principalmente pastori transumanti, spostando i loro greggi di bestiame in pascoli fluviali durante la stagione secca (da dicembre ad aprile) e di ritorno agli insediamenti permanenti nella foresta della savana durante le piogge, quando le loro colture alimentari, principalmente il miglio, vengono coltivate.

 La guida spirituale e l'intervento sono importanti per i Dinka, che sono intensamente religiosi e per i quali Dio (Nhial) e molti spiriti ancestrali svolgono una parte centrale e intima nella vita di tutti i giorni. Qualsiasi cosa, da una bugia a un omicidio, può essere un'occasione per la propiziazione sacrificale del divino.

I Dinka ritualizzano il passaggio dalla fanciullezza alla virilità attraverso cerimonie secolari durante le quali un certo numero di ragazzi di età simile subiscono insieme difficoltà prima di abbandonare per sempre l'attività di mungere le mucche, che hanno segnato il loro status di bambini e servitori di uomini. Ciò nonostante, i bovini mantengono una posizione centrale nella vita quotidiana.

Durante gli ultimi due decenni del XX secolo, quando il Sud Sudan faceva ancora parte del Sudan, il modo di vivere tradizionale dei Dinka era seriamente minacciato dal tentativo del governo di Khartoum di imporre la legge islamica al sud non musulmano. Il risultato è stata la guerra civile che ha snocciolato le milizie arabe contro i loro consueti rivali, in particolare i Dinka. Le condizioni peggiorarono quando anche Dinka e Nuer, entrambi sudanesi del sud, si rivoltarono l'uno contro l'altro.

Nel 1999, tuttavia, fu firmata la Wunlit Dinka-Nuer Covenant e fu instaurato un cessate il fuoco tra i due gruppi etnici del sud. La più grande guerra civile infuriava fino a quando nel 2005 fu firmato un accordo di pace globale.

Sono un popolo che gira molto. Arrivano spesso anche in Etiopia, purtroppo non per buone ragioni. Lo scorso 15 aprile tredici villaggi nel distretto di Jakawa, nella regione etiope di Gambella, sono stati attaccati da uomini armati provenienti dal Sud Sudan: il bilancio è stato di oltre 200 morti, 102 bambini rapiti e circa 2.000 capi di bestiame rubati.

Il “massacro di Gambella”, come è stato denominato dai media, ha scatenato ondate di indignazione nella popolazione etiope: l’esercito di Addis Abeba è riuscito a intervenire uccidendo almeno sessanta assalitori durante lo scontro, e lo stesso premier etiope Hailè Mariam Desalegn ha annunciato che il Governo ha preparato un’operazione militare transfrontaliera congiunta con le autorità di Juba per la neutralizzazione delle milizie etniche e la liberazione degli ostaggi. Sconosciute sono ancora le cause dell’incursione, ma la principale sarebbe il furto di bestiame. Quest’area, infatti, è stata spesso sfondo di scontri violenti tra i diversi gruppi per il controllo del territorio.

 

  • NUER

Oltrepassato l’insediamento piuttosto grande di Itang, gli Anuak cedono il loro posto ai cugini Nuer, principalmente allevatori di bestiame e pescatori. I Nuer sono molto più sociali degli Anuak, vivono lungo gli argini del fiume Baro in comunità di parecchie centinaia di membri, in villaggi molto distanziati tra loro.

Hanno un aspetto elegante, il volto ovale con bei lineamenti, i capelli neri come l’inchiostro e la carnagione satinata.

Sia uomini che donne si abbelliscono praticando la scarificazione decorativa, che solleva la pelle del petto, dello stomaco e del viso formando impressionanti protuberanze e cicatrici. Altre forme di abbellimento personale comprendono pesanti bracciali in osso, appariscenti collane di perline e punte di ottone o avorio infilate in un foro del labbro inferiore che sporgono fino al mento.

Occhi vivaci, intelligenti e infinitamente curiosi, i Nuer sono ben lontani dal meritarsi l’ingiusto epiteto di “primitivi”. Indubbiamente la loro è una cultura semplice, non dominata dalle complicazioni del doversi adattare ai rapidi cambiamenti e sgombra da pressioni, fobie e angosce di questo mondo odierno.

La sera radunano tutte le mandrie al pascolo, riportandole ai loro alloggi costruiti sugli argini del Baro. L’amore dei Nuer per le loro bestie è leggendario, spesso lo esprimono con canti e poesie di grande bellezza che esaltano le virtù dell’animale preferito.

I Nuer sono di ceppo nilotico, scuri di carnagione, alti a volte fino a due metri come i Dinka che popolano oltre il confine nel Sudan. Hanno una particolare tecnica nella costruzione delle loro capanne e cosa molto particolare le donne Nuer fumano la pipa.  Queste pipe sono spesso fatte con delle zucche concave e decorate da cui vengono ricavate questi oggetti d’arte di uso comune.

 

  • TSEMAY

Gli Tsemay sono un popolo fotogenico e di bell’aspetto che, come la maggior parte dei piccoli gruppi etnici del sud ovest e sono agro-pastorali che usavano le rive del fiume Weyto, che è adatto per colture e altre piantagioni come il cotone. Tuttavia, gli Tsemay coltivano principalmente sorgo e miglio. Inoltre, si dedicano alla pastorizia del bestiame come tutte le tribù della Valle dell'Omo.

Sono alti, snelli e dai lineamenti fieri. Le donne di solito indossano una gonna larga in pelle di capra, rifinita con perline colorate e con le piccole conchiglie cipree, che termina con una specie di “coda”, su cui viene assicurato un bastoncino di legno, un chiodo o un monile in ferro che, a contatto con il terreno, lascia un solco. In tal modo gli uomini possono seguire queste tracce per conoscere i loro spostamenti in ogni momento.

Sono un popolo molto geloso delle loro donne, esagerati possiamo dire ma è del tutto ragionevole dato che le loro sono donne bellissime, con uno sguardo penetrante e molto sensuali.

Come la tribù Hamer, i ragazzi di Tsemay che desiderano sposarsi devono completare con successo un evento di salto del toro, un rito di cerimonia di passaggio. Questa è una cerimonia in cui il ragazzo attraversa più tori. Se il ragazzo riesce a farlo attraverso quattro volte senza cadere, diventa un uomo. Per dimostrare che un ragazzo ha compiuto un toro saltando, si è dotato di una banda che ha delle penne. È indossato sulla sua testa e dimostra che ora sta cercando una moglie.

Nella terra di Tsemay, il matrimonio può essere organizzato con o senza la volontà della ragazza. Eppure, indipendentemente dal consenso della figlia, i suoi genitori prendono sempre la decisione vincolante della questione.

Una volta che i genitori hanno dato la loro approvazione, i genitori dello sposo sono responsabili della preparazione del banchetto nuziale. Le mani della sposa Tsemay non vengono date al marito. Invece, è consegnata ai suoi genitori suoceri. Ciò avviene nel momento in cui il gruppo nuziale è convocato alla festa. Secondo la cultura, finché non è richiesto di unirsi alla festa, lo sposo non deve apparire nell'occasione. Durante la festa nuziale, la sposa e lo sposo si radono e si mettono il burro in testa. Da questo giorno in poi, la nuova coppia è liberata da qualsiasi tipo di obbligo o lavoro per i successivi sei-dodici mesi.

Tranne il loro periodo di luna di miele, le coppie Tsemay non mangiano insieme a casa dallo stesso piatto per tutta la loro vita.

Simile alle altre persone della valle dell'Omo, gli Tsemay sono società poligame, che segue la linea paterna. Hanno dei regolamenti, che vietano i matrimoni tra individui strettamente imparentati. Tradizionalmente, il matrimonio inter-con il Benna è permesso. Tuttavia, l'unione è sempre unidirezionale. Quindi, se esiste un'unione coniugale tra Tsemay e Banna, è sempre il caso che una donna Tsemay sposasse un uomo di Benna, mai il contrario.

Il costume tradizionale delle donne Tsemay prevede un outfit in pelle. Mentre il grembiule in pelle da donna sposato è largo e può coprire entrambi i lati delle gambe, quello della non sposata è una gonna corta con un lungo grembiule in pelle a V che è sufficiente a coprire solo il retro delle gambe.

 

  • NYANGATOM

I Nyangatom sono pastori ma alcuni che vivono lungo il fiume Omo sono impegnati nell'agricoltura. La loro dieta consiste in carne, latte e un po 'di grano e frutti selvatici. Esiste un'unica lingua tribale, Nyangatom, parlata dall'intera tribù. Tuttavia, parlano anche la lingua Daasanech. Il linguaggio Nyangatom rimane un forte legame culturale che rende il Nyangatom molto consapevole della propria distinzione da tutti gli estranei. Sono guerrieri e sono persone feroci.

 La principale forma di organizzazione sociale è per generazione. Gli uomini di un padre della generazione generano gli uomini e le donne del prossimo. Ogni generazione ha un nome. I primissimi antenati sono chiamati i Fondatori; i loro figli erano i cani selvaggi, poi le zebre, le tartarughe, le montagne e così via. I più antichi gruppi di generazioni che vivono ancora adesso sono chiamati gli Elefanti; poi struzzi e antilopi; o gli uccelli e lo stambecco come sono stati indicati nel programma. Le generazioni più giovani sono ora conosciute come i bufali.

Padri e figli socializzano sempre separatamente. Gli Anziani rimangono nel villaggio, mentre il lavoro dei ragazzi è di radunare le capre, che esplorano i cespugli intorno al villaggio; e le donne mungono il bestiame.

Come parte della loro iniziazione, i figli devono mostrare che possono prendersi cura dei propri Anziani. In una cerimonia osservata da tutto il villaggio, i giovani cercano di uccidere un toro con la loro lancia. Un singolo colpo nella sua parte destra fora il fegato e causa una massiccia emorragia, che uccide rapidamente senza versare troppo sangue prezioso. È il modo in cui gli uomini dimostrano di poter provvedere alla tribù.

I giovani tra i 16 ei 20 anni subiscono una cerimonia di iniziazione, che comporta un sacrificio animale. Questo è un prerequisito per la successiva assunzione della vita umana. Lo stato di un guerriero è determinato quando un uomo ha ucciso il suo primo nemico, un evento che segnerà incidendo una cicatrice sulla sua spalla destra o sul petto. Dopo il suo primo omicidio, inizia a portare un'arma. (Fonte: foto_morgana)

Il suo sponsor clan gli dà una lancia e altre armi, uno sgabello che funge da poggiatesta e un paio di sandali. I Nyangatom sono poligami. La generazione di bambini e l'aumento di greggi, capre, pecore, bovini e cammelli sono molto apprezzati nella vita Nyangatom.

I Nyangatom sono seguaci della religione etnica. Solo un piccolo numero si è convertito a Cristo.

Linguisticamente, i Nyangatom hanno più in comune con il Turkana e il Mursi. Queste tre tribù parlano lingue nilo-sahariane, mentre altre tribù della regione (Karo, Hamar e Dassanesh) parlano lingue afroasiatiche.

Nonostante le differenze linguistiche, i Nyangatom sono famosi tra le tribù per il loro modo di narrare e cantare. Gli animali preferiti dei giovani della tribù sono chiamati mucche e tori canori; nelle cerimonie e durante i combattimenti con le tribù vicine, la tribù canta su di loro. Puoi sentire queste canzoni del bestiame cantate dai bambini attorno al villaggio e vengono raccolte e copiate da altri gruppi in tutta la regione.

Parlando invece del lago Turkana, la sua sponda orientale appartiene ai nomadi del deserto, popolazioni discendenti per lo più dai Galla, che sono il principale gruppo etnico dell’Etiopia centrale e meridionale. Anche in questo caso esistono una grande varietà di stirpi tribali, tra cui quelle di Rendille, Kerre, Banna, Bachada, Amarr, Arbore e borana.

Nella regione orientale del Turkana si aggira anche un gruppo molto pericoloso: i predoni Shifta. Questi si muovono in bande, pronti ad uccidere e derubare chiunque sia alla loro portata di tiro.

 

  • HAMER

La tribù degli Hamer, noti anche come hamar o hammer, è una delle più conosciute nell’Etiopia sudoccidentale Abitano il territorio a est del fiume Omo e hanno villaggi a Turmi e Dimeka. Sono un popolo semi-nomade, che conta circa 42.000 persone.

La raccolta del miele è la loro attività principale loro bestiame è il significato della loro vita. Rimarrebbero per alcuni mesi ovunque ci sia abbastanza erba per pascolare e al quel punto vi si stanzierebbero con le loro capanne rotonde. Quando l’erba sarà finita, passeranno a nuovi pascoli. Questo è il loro stile di vita da generazioni.

Una volta erano cacciatori, ma i maiali selvatici e le piccole antilopi sono scomparsi quasi del tutto dalle terre in cui vivono; e fino a 20 anni fa, tutta l’aratura veniva fatta a mano con bastoni da scavo.

Il terreno non è proprietà di individui; è gratuito per la coltivazione e il pascolo, così come i frutti e le bacche sono gratuiti per chiunque li raccolga. Gli Hamer si muovono quando la terra è esausta  o sopraffatta di erbacce.

Spesso le famiglie uniscono il loro bestiame e lavorano per radunare il loro bestiame. Nella stagione secca, intere famiglie vanno a vivere nei campi di pascolo con le loro mandrie, dove si nutrono del latte e sangue del bestiame. Proprio come le altre tribù della valle, il bestiame e le capre sono il cuore della vita degli Hamer. Il bestiame infatti costituisce il sostentamento della famiglia; è solo col bestiame e le capre a pagare come “ricchezza della sposa” che un uomo può sposare.

Gli Hamer sposano solo membri della propria tribù, ma tollerano i prestiti, le canzoni e i nomi di altre tribù della valle dell’Omo come i Nyangatom e i Dassanech. I genitori hanno molto controllo sui figli e sono loro che danno il permesso agli uomini di sposarsi. Il matrimonio richiede la “ricchezza della sposa”, un pagamento fatto alla famiglia della donna e costituito di solito da bestiame o armi, ed è un prezzo veramente alto da pagare, tanto che è difficile saldare il debito in una sola vita. Nonostante ciò, se un uomo può permettersi la ricchezza della sposa può avere più di una moglie; le donne invece sposano un solo uomo.

Molte delle loro culture infatti sono diventate famose nel mondo esterno.

Riguardo al lavoro c’è una divisione in termini di sesso e di età. Le donne e le ragazze coltivano le colture (sorgo, mais, fagioli e zucche). Sono anche responsabili della raccolta d’acqua, della cucina e della cura dei bambini, che iniziano ad aiutare la famiglia allevando le capre a partire dagli 8 anni. I giovani del villaggio lavorano i raccolti, difendono le mandrie o vanno a saccheggiare il bestiame di altre tribù, mentre quelli più adulti pascolano il bestiame, arano i campi e allevano alveari negli alberi di acacia.

 

LA CERIMONIA DEL TORO

Gli Hamer hanno rituali molto singolari come la cerimonia del toro, attraverso la quale un giovane può sposarsi. Un uomo diventa maggiorenne saltando su una fila di bestiame come rito di passaggio per l’iniziazione. È la cerimonia che lo qualifica per sposarsi, possedere bestiame e avere figli. I tempi della cerimonia dipendono dai genitori dell’uomo e avvengono dopo il raccolto. Come invito, gli ospiti ricevono una striscia di corteccia con un certo numero di nodi- uno da tagliare ogni giorno che passa nella corsa alla cerimonia. Le mucche sono allineate in fila. L’iniziato, nudo, deve saltare sul retro della prima mucca, poi da un toro all’altro, fino a quando non raggiunge finalmente la fine della fila. Non deve cadere dalla fila e deve ripetere con successo il test 4 volte per avere il diritto di diventare marito. Mentre i ragazzi camminano sulle mucche, le donne Hamer lo accompagnano: saltano e cantano. Hanno diversi giorni di festa nei quali bevono la loro birra di sorgo.